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Carcinoma epatico – organocoltura

2023-05-17T10:21:32+02:00

Carcinoma epatico – organocoltura

MODELLO EPATICO DI ORGANO COLTURA

1 – INTRODUZIONE
I modelli di espianto d’organo offrono diversi vantaggi, rilevanti per gli studi dei meccanismi fisiopatologici, come danno cellulare, la secrezione, la differenziazione e lo sviluppo di neoplasie. Organi o piccoli espianti possono essere rimossi in vivo e mantenuti in coltura per lunghi periodi, se particolare attenzione è rivolta alla composizione dei mezzi di coltura, la selezione del substrato, e l’atmosfera di incubazione.

Nei tessuti umani, ottenuti da autopsia o da intervento chirurgico, ulteriore attenzione deve essere rivolta all’intervallo post-mortem, la temperatura, l’idratazione e la causa della morte. Attualmente stiamo utilizzando nel nostro laboratorio, colture di espianto d’organo, invaso da tumori maligni, per stabilire la possibilità dell’azione diretta di agenti antineoplastici, in un ambiente cellulare, caratterizzato da vari tipi di cellule e tessuti, all’interno di un organo.

Ci proponiamo, in particolare, di studiare l’azione antineoplastica in vivo, di un integratore alimentare, il Citozym, prodotto dalla CITOZEATEC, S.r.l. (Peschiera Borromeo, Milano), del quale in pubblicazioni precedenti abbiamo evidenziato l’attività antineoplastica in vitro [1]. Il fine è di evitare la degradazione operata dall’ambiente gastrico, usando come bersaglio, direttamente l’organo colpito dal tumore. Tale sperimentazione dovrebbe fornire nuove evidenze, sull’alta efficienza della somministrazione dell’agente direttamente in circolo, che quindi dovrebbe risultare molto più attiva della usuale somministrazione orale. Ovviamente queste prove sperimentali saranno preziose per proporre un trial clinico futuro.

La parte preliminare di questo progetto, che presentiamo, è stata eseguita su due biopsie epatiche, ottenute dall’ ablazione chirurgica di un carcinoma epatocellulare, di stadio III C (T3-N1-M0 – AJCC), in pazienti rispettivamente di anni 67 e 74.
Sulla base di una nostra precedente sperimentazione, effettuata su espianti epatici di topi C57BL/6 [2], il mezzo di coltura dell’espianto utilizzato è stato arricchito con una concentrazione finale di Citozym del 10 e del 15% .

2. Risultati Preliminari

2.1 preparazione degli espianti d’organo
L’espianto d’organo, prelevato e stato istologicamente definito come invaso da carcinoma epatocellulare di stadio III C. lavato con soluzione salina (PBS 2%) e posto in coltura in presenza di ossigenazione continua. E’ stato valutato il volume della massa tumorale principale, ignorando i noduli più piccoli.
Si evidenzia che la fase successiva della sperimentazione, in corso di lavorazione, si centrerà su organi interi, prelevati immediatamente post- mortem, che verranno mantenuti vitali con perfusione attraverso la vena porta.

2.2 Coltura di espiantid’organo.
I mezzi di coltura utilizzati sono stati preliminarmente preparati in accordo con i dati ottenuti in un precedente lavoro in corso di stampa [2]. In Figura 1, un espianto epatico invaso da epatocarcinoma, è evidente la massa tumorale che appare immersa nel parenchima epatico.

2.3 valutazione della dimensione della massa tumorale e del danno cellulare
La prima fase del protocollo sperimentale compendia la valutazione iniziale della massa tumorale, espressa come volume parziale su volume totale della biopsia. Tale procedura è effettuata misurando con appositi specilli il diametro della massa tumorale, che appare sferoidale (figura 1). Tale misura è quindi rapportata al volume totale della biopsia. I valori sono espressi in percentuale di invasione. La Figura 2, indica le variazioni percentuali del volume della massa tumorale in relazione al trattamento di coltura in presenza del 10% di Citozym. La concentrazione del 15% è risultata citotossica con livelli di LDH rilasciata superiori del 45%. E’ stato possibile ridurre la massa tumorale del 37.5% ed estendere i tempi di coltura a 15 giorni, con valori di LDH inferiori del 20%, sulla base delle esperienze precedenti riportate sulla pubblicazione in corso di stampa [2].

Figura 2.

Riduzione percentuale della massa tumorale durante i 15 giorni di trattamento dell’espianto di fegato con il 10% di Citozym nel mezzo di coltura. Valutazione del danno cellulare conseguente all’incubazione dell’espianto valutato tramite i livelli di LDH rilasciato nel mezzo.
Questo risultato è stato possibile grazie alla composizione del terreno di coltura degli espianti e l’ossigenazione continua della coltura [2].

3. Parte successiva del programma sperimentale
Attualmente procediamo con la perfusione di organi interi, prelevati post-mortem su 4 pazienti portatori di carcinoma epatocellulare di stadio IV C. I sistemi di perfusione adottati sono indicati nella figura 3.
La soluzione di trattamento ha una concentrazione in Citozym del 15% (1). Preliminare al trattamento è la pre-perfusione con soluzione fisiologica, eparina, HEPES e antibiotici. Tale metodica permette di mantenere vitale l’organo per periodi sufficienti per poter valutare eventuali riduzione di volume dei noduli tumorali.

Figura 3.
Diagramma schematico raffigurante le diverse e più frequentemente utilizzati metodi di perfusione-trattamento, per il tessuto epatico. A: Perfusione e trattamento a gravità-mediata, utilizzando la pressione dell’acqua a 12 cm: (1) buffer di pre- perfusione; (2) soluzione di trattamento; (3) Sistema di tri-valvola, che facilita la commutazione tra le due soluzioni; e (4) incannulamento della vena porta; B: Pompa di perfusione a un flusso di 1 ml / g tessuto epatico: (1) buffer di pre-perfusione; (2) soluzione trattamento; (3) Sistema di tri-valvola; (4) pompa peristaltica a basso flusso; e (5) incannulamento della vena porta.

4. Conclusioni.
Mantenere vitali organi invasi da neoplasie, prelevati post-mortem, permette di poter studiare i parametri correlati con la potenziale attività antineoplastica di un agente, in condizioni molto simili a quelle che si riscontrano nell’organismo umano.
La perfusione con soluzioni nutritive, mima entro certi limiti, la perfusione ematica, apportando tutti i nutrienti necessari per mantenere vitale il tessuto e irrorare la massa tumorale.
La metodica da noi utilizzata nella sperimentazione, può dimostrare in maniera inequivocabile, l’attività antitumorale della miscela di componenti che caratterizza il Citozym, superando i limiti, il più delle volte contestati, della coltura tumorale in vitro o l’uso di animali, indubbiamente lontani dal modello umano.
I risultati preliminari, che presentiamo dimostrano, come la coltura di un espianto epatico invaso da un carcinoma epatocellulare, ha permesso di evidenziare l’attività antiproliferativa di una soluzione di Citozym, a bassa concentrazione, sulla massa tumorale.

In conclusione, si può affermare che il modello proposto permette di ottenere risultati sicuramente più attendibili che potranno essere molto utili per lo studio dei meccanismi molecolari, alla base dell’attività antineoplastica del Citozym.

Carcinoma epatico – organocoltura2023-05-17T10:21:32+02:00

Citozym e la rigenerazione degli assoni del nervo sciatico

2023-05-17T10:20:56+02:00

Citozym e la rigenerazione degli assoni del nervo sciatico

PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE DEL CITOZYM SULLA RIGENERAZIONE DEGLI ASSONI DEL NERVO SCIATICO

Il nervo sciatico.
Il nervo ischiatico anche detto sciatico è un nervo che origina dal plesso sacrale ed è formato da fibre provenienti da tutti i nervi del plesso L4, L5, S1, S2, S3. È il nervo più voluminoso del plesso ed è considerato il suo ramo terminale. È formato da due contingenti di fibre che decorrono separate all’interno di esso e alla fine si dividono nei due rami terminali. L’innervazione motoria è quella dei muscoli della porzione posteriore della coscia e parte del grande adduttore e tutti i muscoli della gamba e del piede. La componente sensitiva innerva la cute posteriore e antero-laterale della gamba.
Le radici del nervo si uniscono in un tronco a ridosso del sacro, infatti il nervo esce dalla cavità pelvica passando attraverso il grande forame ischiatico, al di sotto del muscolo piriforme e lateralmente rispetto al nervo cutaneo posteriore del femore. Si viene così a trovare in posizione intermedia fra il grande trocantere del femore e la tuberosità ischiatica e decorre verso il basso profondamente, in rapporto successivamente con i muscoli. Superata la natica il nervo raggiunge la coscia, dove decorre in prossimità della linea aspra del femore. A questo livello emette rami per i muscoli posteriori della coscia e per parte del grande adduttore. In prossimità dell’angolo superiore della cavità poplitea si divide nei suoi rami terminali: il nervo tibiale e il nervo peroniero comune.

Le radici del nervo si uniscono in un tronco a ridosso del sacro, infatti il nervo esce dalla cavità pelvica passando attraverso il grande forame ischiatico, al di sotto del muscolo piriforme e lateralmente rispetto al nervo cutaneo posteriore del femore. Si viene così a trovare in posizione intermedia fra il grande trocantere del femore e la tuberosità ischiatica e decorre verso il basso profondamente, in rapporto successivamente con i muscoli. Superata la natica il nervo raggiunge la coscia, dove decorre in prossimità della linea aspra del femore. A questo livello emette rami per i muscoli posteriori della coscia e per parte del grande adduttore. In prossimità dell’angolo superiore della cavità poplitea si divide nei suoi rami terminali: il nervo tibiale e il nervo peroniero comune.[…]

Citozym e la rigenerazione degli assoni del nervo sciatico2023-05-17T10:20:56+02:00

HCV – Epatite C

2023-05-17T10:55:14+02:00

HCV – Epatite C

Ricerche Scientifiche:

L’epatite C è una malattia infettiva causata dall’ Hepatitis C virus (HCV), che colpisce in primo luogo il fegato.
L’infezione è spesso asintomatica, ma la sua cronicizzazione può condurre alla cicatrizzazione del fegato ed infine, alla cirrosi epatica che risulta generalmente evidente dopo molti anni. In alcuni casi, la cirrosi epatica può condurre ad altre patologie. L’HCV è trasmesso principalmente per contatto diretto con il sangue infetto, spesso dovuto all’uso di droghe per via endovenosa, a presidi medici non sterilizzati e trasfusione di sangue. Si stima che circa 130-170 milioni di persone al mondo siano infettate dal virus dell’epatite C. Il virus persiste nel fegato di circa l’85% delle persone infette. Questa infezione persistente può essere trattata con farmaci quali l’interferone α e la ribavirina che rappresentano la terapia di riferimento. Complessivamente il 50-80% dei pazienti trattati guarisce, mentre coloro che sviluppano cirrosi o cancro possono necessitare di un trapianto di fegato. Al 2014 nessun vaccino efficace contro l’epatite C è ancora disponibile.

Gruppi di Trattamento

Gruppo A (12 pazienti): placebo, somministrazione di una soluzione di saccarosio (10g/100 ml in acqua) secondo protocollo sperimentale 1).
Gruppo B (12 pazienti): trattamento per via orale secondo protocollo (Citexivir 25%)
Gruppo C (12 pazienti): trattamento per via orale secondo protocollo (Citexivir 50%)

Risultati
Tutti e 18 pazienti hanno completato lo studio senza alcuna violazione del protocollo sperimentale. Tutti i pazienti trattati erano infettati da HCV genotipo 1. Tutti e 36 pazienti risultavano sotto terapia farmacologica. 10 pazienti utilizzavano la terapia con interferone α e ribavirina, 20 pazienti erano trattati con boceprevir (Victrelis) e 6 pazienti con interferone α, ribavirina e telaprevir (Incivo). I dati presenti in tabella 1 mostrano Riduzione percentuale dei valori enzimatici e della viremia in pazienti affetti da epatite da HCV. I valori rappresentano la media percentuale di riduzione rispetto al controllo (gruppo A).

Conclusioni dello Studio
Dai dati sperimentali ottenuti si evince che il trattamento per via orale con Citexivir, di pazienti affetti da infezione di HCV genotipo 1, influenza marcatamente i valori di tre attività enzimatiche marker di sofferenza epatica. Inoltre viene dimostrata la bassa attendibilità della ricerca dell’anti-C100-3, come riportato da diversi autori. La presente ricerca non ha la pretesa di suggerire il trattamento riportato come terapia per la cura dell’infezione da HCV, ma i dati ottenuti potrebbero tendere verso la possibilità di somministrazione di un integratore alimentare come il Citexivir a supporto della terapia farmacologica ufficiale.

Pubblicazioni Scientifiche su Riviste Internazionali:

HCV – Epatite C2023-05-17T10:55:14+02:00

Tumore alla mammella

2023-05-17T12:30:23+02:00

Tumore alla mammella2023-05-17T12:30:23+02:00

Effetti protettivi di Citozym sull’ictus

2023-05-17T10:19:52+02:00

Effetti protettivi di Citozym sull’ictus

Scopo della ricerca.
L’ictus ischemico è una patologia cerebrovascolare distruttiva che in molti casi porta a morte.
Al momento non sono utilizzabili agenti protettivi efficaci. Esperimenti preliminari effettuati su neuroni isolati hanno mostrato che il Citozym, una miscela di antiossidanti commercializzata come integratore alimentare presenta un’azione neuro protettiva durante l’induzione del danno neuronale in ipossia (dati preliminari non pubblicati). Il fine della presente ricerca è stato quello di valutare l’effetto di tale integratore in su animali C57BL/6N per mezzo di un modello di ictus.

Metodo
I topi maschi C57BL/6N sono stati trattati con PBS i.v. come controllo e con Citozym i.v. a due concentrazioni (1:2 e 1:4 v.v.) 300 μl giornalmente per 14 giorni. Ai topi sia di controllo che trattati veniva occlusa per 2 ore l’arteria cerebrale mediana per mezzo di una metodica denominate MCAO (1). Gli stessi topi subivano dopo la rimozione dell’occlusione una riperfusione per 22 ore.
I topi venivano sacrificati e immediatamente dopo si valutava il danno neurologico. Il cervello veniva prelevato al fine di valutare le dimensioni della zona infartuata e sezionato in fettine. Al fine di valutare il danno alla barriera emato-encefalica dovuto al MCAO, si adottava il colorante Evans blue (EB)(2).

Risultati
Il pretrattamento con Citozym alla concentrazione 1:2 ha ridotto significativamente il deficit neurologico conseguente al MCAO con una evidente riduzione della zona infartuata e del rigonfiamento degli emisferi. La estravasione di EB risultava ridotta nei topi trattati rispetto ai controlli dimostrando un ridotto danno alla EB.

Effetti protettivi di Citozym sull’ictus2023-05-17T10:19:52+02:00

Effect of a Novel Dietary Supplement Texidrofolico on Cancer Cells Metabolism

2023-05-17T10:37:16+02:00

Effect of a Novel Dietary Supplement Texidrofolico on Cancer Cells Metabolism

Antonelli Francesco1, Ferorelli Pasquale1, De Martino Angelo1,
Borromeo Ilaria1, Shevchenko Anna2, Beninati Simone1,*
1Department of Biology, University of Tor Vergata, Rome, Italy

2Department of Pharmacology, Kabardine University, Russia

LINK ALL’ARTICOLO

Abstract One area of research currently garnering significant attention is the in-depth study of cancer cell metabolism. The purpose of this research is not exclusively to discover new anticancer therapies, but rather to improve the quality of life of the patient.

Many cancer patients suffer from a muscle wasting syndrome called cachexia. Cancer related cachexia impairs quality of life and response to therapy, which increases morbidity and mortality among cancer patients. The data presented in this report were collected to address disorders caused by therapies aimed at reducing tumor growth. Carbohydrate metabolism is the major pathway in the cell providing energy and building blocks for macromolecule biosynthesis. Glucose metabolism in cancerous cells is remarkably different from that in their normal counterparts. The purpose of this research was to investigate the effects on energy metabolism in normal and neoplastic cells of the various components of the dietary supplement Texidrofolico (TXF), which act on their cellular enzymatic complexes. Treatment of HepG2 tumor cells with TXF reduces glucose consumption, and slows reduction of pyruvate to lactate, following indirect inhibition of lactate dehydrogenase (LDH) by blocking regeneration of NAD+ from NADH. These activities inhibit glycolysis, with consequent reduction in energy yield, evidenced by an increased ADP/ATP ratio. By contrast, in normal MEF cells treated with TXF, the ADP/ATP ratio was observed to be lower than in untreated control cells, showing increased energy relative to untreated normal cells. The observed effects seem to be due to the presence of two active components in TXF: folic acid, and pyruvate. Calciferol, which exerts less influence on glucose consumption, instead shows some inhibition of LDH reductase activity.
Keywords Dietary supplements, HepG2 cell, MEF cell, Folic acid, Pyruvate, Calciferol

Effect of a Novel Dietary Supplement Texidrofolico on Cancer Cells Metabolism2023-05-17T10:37:16+02:00

Riduzione iperplasia prostatica

2023-05-17T10:41:43+02:00

Riduzione iperplasia prostatica

PUBBLICAZIONE CITOZEATEC: RIDUZIONE IPERPLASIA PROSTATICA

Effetti preventivi di una miscela di micronutrienti con proprietà anti-ossidative su sperimentazione di iperplasia prostatica indotta.
** Torricelli P., FerorelliP., Antonelli F. e Beninati S.

Università di Roma, Tor Vergata, Dipartimento di Biologia, Italia, ** Dipartimento SPES, Università del Molise, Campobasso, Italia.

SOMMARIO

Una miscela di anti-ossidanti trovata in un integratore alimentare in commercio chiamato Citozym (CIZ), ha mostrato una capacità preventiva su iperplasie prostatiche indotte da testosterone propionato su topi C57BL6/N. I trattamenti con CIZ sono stati somministrati per via orale e hanno avuto inizio 10 giorni prima dell’induzione dell’iperplasia prostatica. Il TP aumentò di molto la grandezza della prostata ed i livelli di PSA sierico, e ciò mostrò come l’aumento fosse inibito in modo significativo nei topi CIZ-trattati comparandoli con controlli positivi dose dipendente. Concludiamo che CIZ può prevenire l’iperplasia prostatica indotta da TP e di seguito potrebbe essere di beneficio nella gestione di iperplasie prostatiche benigne.

INTRODUZIONE

L’iperplasia prostatica benigna (BPH) è una malattia correlata agli ormoni e all’età, caratterizzata da cambiamenti istologici e aumenti variabili della dimensione della prostata [1]. I fattori alimentari sicuramente giocano un ruolo nello sviluppo della BPH, come riscontrato nei dati epidemiologici i quali suggeriscono che l’incidenza di BPH in uomini Asiatici incrementi dopo aver adottato uno stile di vita occidentale [2]. Una dieta ricca di frutta e verdure può altresì ridurre l’avvenire di BPH. E’ possibile ipotizzare che gli effetti benefici di sostanze alimentari e naturali con proprietà anti-ossidanti su rischi di cancro alla prostata, che sono stati osservati in studi epidemiologici, possono avvenire nei primi stadi pre-neoplastici della storia naturale della malattia [3,4]. Recentemente, gli anti-ossidanti naturali trovati in frutta, bevande (succhi, vino, the, cioccolata, etc.), ed in misura minore in verdure, verdure secche e cereali, è stato riportato che svolgano un ruolo nella prevenzione e/o nel trattamento di varie malattie associate allo stress ossidativo come il cancro, malattie cardiovascolari ed infiammazioni. Gli anti-ossidanti stanno riducendo agenti, come la vitamina C, la vitamina E e carotenoidi, che proteggono i tessuti corporei dagli effetti dello stress ossidativo [5]. La considerabile diversità delle loro strutture incide sulle loro proprietà biologiche: biodisponibilità, attività anti-ossidante e specifiche

interazioni con i recettori cellulari ed gli enzimi come il 5°-reduttasi, il quale catalizza la conversione del testosterone a diidrotestosterone , il quale è implicato come fattore causativo del BPH [6,7].Abbiamo recentemente riportato che una miscela di anti-ossidanti (CIZ) trovata in un integratore alimentare sul mercato abbia protetto topi C57BL6/n dal melanoma carcinogenesi, quando questi erano sottoposti a somministrazioni croniche prima delle fasi di iniziazione e promozione del melanoma [8] (Antonelli e Beninati, 2011).
L’obiettivo di questo studio era di investigare gli effetti preventivi del CIZ contro l’iperplasia prostatica indotta da TP in topi maschi C57BL6/n. Il CIZ è stato somministrato per via orale 10 giorni prima dell’induzione dell’iperplasia prostatica in topi C57BL6/N e durante i 30 giorni di induzione di questa patologia. Il peso corporeo e della prostata ed i livelli di PSA sierico dei topi sono state registrate durante l’esperimento in modo da determinare gli effetti dei trattamenti preventivi con CIZ sull’iperplasia prostatica indotta da TP.

Materiali e Metodi

Prodotti chimici

Il testosterone propionato è stato acquistato da Sigma-Aldrich (St. Louis, MO, USA). La miscela commerciale di anti-ossidanti (CIZ) è stata donata dalla Citozeatec (Citozeatec S.r.l Peschiera Borromeo, Milano, Italia). I componenti principali del CIZ sono i seguenti (unità/100g); 500 mg di vitamina C, 56 mg di vitamina B5, 56 mg di vitamina D, 3,3mg di vitamina B9, 222 mg di acido piruvico, 120 mg di acido citrico, 250 mg di acido tartarico e 77.8 g di carboidrato.

Induzione di iperplasia prostatica

BPH è stata indotta da iniezioni sub-cutanee di TP in dosi di 2 mg/giorno per topo, una volta al giorno per 30 giorni, dal Giorno 11 al Giorno 40. TP è stato sciolto in olio d’oliva (OO) ogni giorno prima della somministrazione agli animali.

Determinazione della concentrazione del siero testosterone.

I livelli individuali di testosterone di ogni animale di ogni gruppo sono stati misurati ogni 5 giorni usando un kit ELISA per il testosterone. L’effetto dei campioni di prova sui livelli di siero testosterone è stato misurato usando un lettore ELISA (Bioline BPR08). E’ stato prelevato sangue dal plesso retro-orbitale dei topi e centrifugato a 2500 x g per 15 minuti. Il quantitativo di testosterone UBI Magiwel usato per il test è

basato su una fase solida immunoenzimatica competitiva. I campioni di prova competono con il testosterone enzima etichettato per un numero limitato e fissato di siti di anticorpi nei pozzi micropiastra. Nella procedura di prova, il siero testosterone standard o di prova è incubato con il testosterone anticorpo ed il perossido testosterone-rafano coniugato con pozzetti IgG anti-coniglio. In questo sistema a fase solida, il legame anticorpi testosterone rimarranno sul pozzo mentre il testosterone non legato sarà rimosso con un lavaggio. Un colore si sviluppa quando il substratotetrametilbenzidina viene mischiato con il legame anticorpi e perossido testosterone-rafano enzimaticamente coniugato. Dopo una breve incubazione, la reazione enzimatica viene fermata e l’intensità del colore viene misurata con un microlettore a 450mm.

Determinazione dei livelli di antigene specifico del siero prostatico.

I livelli dell’antigene specifico prostatico (PSA) sono stai misurati per singolo topo di ogni gruppo per scoprire la gravità dell’iperplasia indotta nelle prostata mediante trattamento TP. Per questo scopo è stato utilizzato un kit ELISA PSA (Cusabio Biotech Co. Ltd, Newark, Delaware, USA). Il kit ELISA PSA è inteso per la determinazione del quantitativo totale di PSA. Il PSA è stato quantificato seguendo il metodo Nilsson et al. (1997). Il PSA ELISA e una fase solida, non immunologicamente competitiva basata sulla diretta tecnica sandwich. Calibratori, controlli e campioni sono stati incubati insieme con anticorpi anti-PSA monoclonali biotinilato ed anticorpi anti-PSA monoclonali perossido-rafano etichettato (HRP) in micropiastre rivestite di streptavidina. Dopo aver lavato, al substrato tamponato (TMB-HRP substrato) che contiene perossido di idrogeno è stato aggiunto il reagente cromogeno (3,3′,5,5′ tetrametilbenzidina) ad ogni pozzo e alla reazione enzimatica è stato concesso di proseguire. L’intensità del colore è stata determinata dello spettrofotometro delle micropiastre a 620 mm. Le curve di calibrazione sono state costruite per ogni saggio tracciando l’assorbanza verso la concentrazione di ogni calibratore. La concentrazione di PSA dei campioni è stata poi letta dalla curva del calibratore

Protocollo sperimentale

Topi maschi C57BL6/N (80) con 13 settimane di vita e un peso corporeo di circa 25/35 g sono stai divisi in quattro gruppi con 20 animali per gruppo. Il gruppo A ha ricevuto solo iniezioni sucutanee di OO per 30 giorni (controllo negativo). Il gruppo B è stato trattato con TP iniettato per via subcutanea per 30 giorni (controllo positivo). Il gruppo C è stato pretrattato con somministrazione per via orale di 5 ml/

giorno di CIZ, diluito con acqua fisiologica (PS) per 10 giorni 1:2 v/v e con CIZ (1:2 v/v) e TP per i successivi 30 giorni.
Il gruppo D è stato pretrattato con somministrazione per via orale di 5 ml/giorno di CIZ, diluito con PS per 10 giorni 1:4 v/v e con CIZ(1:4 v/v) e TP per i successivi 30 giorni. Queste dosi sono state scelte in base a precedenti studi su dose-risposta. Brevemente, i trattamenti con CIZ sono iniziati 10 giorni prima dell’induzione dell’iperplasia prostatica attraverso TP e sono stati giornalieri. 24 ore dopo l’ultimo trattamento con CIZ e TP, i topi C57BL6/N sono stati sacrificati sotto anestesia e la prostata, la vescica and le vescicole seminali sono state rimosse. La prostata è stata attentamente sezionata lontana dalla vescica o dalle vescicole seminali, ed è stato determinato il peso fresco dell’intera prostata. Sono stati poi esaminati da procedure istologiche dei campioni di lobi prostatici.

Analisi statistiche

Le analisi statistiche sono state eseguite usando il test Mann-Whitney U per confronti tra i gruppi.
Il test di correlazione Spearman e le analisi di regressione lineare sono stati eseguiti per analizzare le correlazioni tra i gruppi B/C e B/D, la durata della somministrazione di CIZ e disegnare meno quadrati di linee di regressione. I valori sono stai espressi secondo la media ± SD. P <0.05 che è stata ritenuta statisticamente significante.

Risultati

Effetto dei trattamenti con CIZ sul peso della prostata e sul rapporto peso/corpo della prostata peso dei topi C57BL6/N

Come mostrato nella tabella I, i pesi della prostata (PW) dei topi C57BL6/N dei quattro gruppi di trattamento evinti alla fine dello studio sono stati statisticamente differenti. Il PW dei topi del controllo negativo (gruppo A) è stato significativamente minore (50.6 ± 3.29 mg) rispetto al gruppo positivo (gruppo B) che ha ricevuto le iniezioni sub-cutanee di TP (84.9 ± 6.0 mg.). Il PW del gruppo C (48.5 ± 7.2 mg) è stato significativamente più basso più basso rispetto al controllo positivo gruppo Be del gruppo D (74.2 ± 4.3 mg).

Il rapporto peso/corpo della prostata esprime come mg PW/100g di BW(PW/BW) di topi C57BL6/N per il controllo negativo (gruppo A) era significativamente minore (158.2 ± 12.8 mg PW/100 g di BW) rispetto al controllo positivo (gruppo B) che ha ricevuto iniezioni sub-cutanee di TP ( 303.2 ± 20.1 mg PW/100 g di BW). Il PW/BW del gruppo C che ha ricevuto un pretrattamento per via orale di CIZ diluito 1:2 e di

iniezioni sub-cutanee di TP sono stati significativamente più bassi (134.7 ± 11.0 mg PW/100 g di BW) rispetto al controllo positivo gruppo B. Nessuna differenza statistica è stata rilevata tra il PW/BW del gruppo D ( 296.8 ± 23.5 mg PW/100 g di BW) che ha ricevuto un pretrattamento per via orale di CIZ diluito 1:4 e di iniezioni sub-cutanee di TP ed il controllo positivo gruppo B.

TAVOLA I
EFFECTS OF CIZ TREATMENTS ON PROSTATE WEIGHT (PW) AND
PROSTATE WEIGHT/BODY WEIGHT RATIO (PW/BW) OF C57BL6/N MICE

Treatment group

(mg)
A (negative control) 12.8
B (positive control) 20.1
C (CIZ 1:2/TP) 11.0

PWPW/BW

(mg PW/100 g of BW) 50.6 ± 3.2

84.9 ± 6.0 48.5 ± 7.2

158.2 ± 303.2± 134.7±

Effetti dei trattamenti con CIZ sui livelli di PSA sierico dei topi C57BL6/N

I livelli di siero PSA sono anormalmente alti in pazienti con cancro alla prostata, ipertrofia prostatica benigna (BPH) e in pazienti con condizioni infiammatorie alla prostata (Catalona et al., 1995).L’effetto della somministrazione di TP sui livelli di PSA dei topi C57BL6/N è una indicazione dell’ipertrofia della prostata indotta da TP. Questo parametro è stato misurato nel siero degli animali campione di vari gruppi usando il PSA ELISA kit seguendo la procedura fornita dal kit. Come mostrato nella Fig. 1, il livello normale di PSA nei topi trattati dal veicolo (OO) (gruppo A) è stato trovato essere 0.227 ± 0.094 μg/L. Il livello di PSA è salito a 1.690 ± 0.522 μg/L negli animali trattati con TP (gruppo B). I topi trattati con CIZ, gruppo C e D, hanno mostrato una diminuzione dei livelli di PSA a rispettivamente 0.617 ± 0.132 μg/L ed 1.136 ± 0.324 (p < 0.05), paragonati al gruppo B trattato con TP. I topi non trattati hanno mostrato livelli di PSA di 0.257 ± 0.123 (p < 0.01). Queste osservazioni indicano gli effetti preventivi del CIZ su iperplasia indotta da TP.

Discussione

BPH è un problema di salute comune e coinvolge i cambiamenti ormonali nella crescita dell’uomo [9] (Bhargava et al. 2004). Lo sviluppo e la crescita della ghiandola prostatica dipende dalla stimolazione degli androgeni, principalmente dal diidrotestosterone (DHT), che si forma nella prostata, come per altri tessuti, attraverso la conversione enzimatica del testosterone nel suo metabolita più attivo DHT, catalizzato dal 5a-reduttasi prostatico. DHT lega ai recettori androgenici e promuove la sintesi proteica e la crescita cellulare. I radicali liberi e le specie ossigeno reattive (ROS) vengono prodotte di più con l’avanzare dell’età e questo porta allo stress ossidativo [0] (Aryal M et al. 2007). In situazione di stress ossidativo queste specie reattive causano un danno estensivo a vari organi del corpo, ciò può essere associato inoltre alla patogenesi di BPH.

Poiché riproduce adeguatamente le caratteristiche maggiori del BPH umano, includendo i cambiamenti funzionali ed istologici, l’allargamento prostatico indotto da testosterone è stato utilizzato per valutare gli effetti di trattamenti potenziali per BPH [11] (Noa et al. 2005). Questo studio ha investigato sulla possibilità che il dosaggio per via orale di una miscela di anti-ossidanti, reperibile sul mercato, composta da vitamina C,D e B e acidi citrici e tartarici con altri componenti potesse prevenire BPH indotto da TP nei topi. Considerando le prove pubblicate, gli effetti

del CIZ trovati qui sono consistenti alla presenza dei componenti citati. Altresì, la crescita della mole di prove supporta la nozione per la quale la vitamina C sia negativamente implicata nella patogenesi di BPH. Per esempio, degli studi caso- controllo hanno dimostrato che gli uomini che consumano frutta e verdure ricchi di vitamina C hanno una minore incidenza di BPH [13]. Infatti, le concentrazioni plasmatiche di vitamina C sono state trovate significativamente minori in pazienti affetti da BPH rispetto a quelli dei normali controlli di salute [14]. In accordo con ciò, studi clinici suggeriscono che la vitamina C abbassi il rischio di sviluppo di BPH, e poiché la vitamina C normalmente agisca alla riduzione di stress ossidativo, potremmo aspettarci che influisca sullo sviluppo di BPH. Un crescente numero di prove suggerisce che gli effetti biologici della vitamina C sono dovuti al suo specifico al suo specifico target di segnalazione cellulare e ai sistemi di regolazione genetica. Inoltre, la vitamina C è conosciuta per reprimere vari fattori di trascrizione, come l’IRF e l’NF-κB, e per la soppressione dei loro geni downstream, [15-17]. In aggiunta, l’inibizione HIF-1α della vitamina C è stato rivalutato poiché la vitamina C inizia la degradazione di HIF-1α attivando PHDs. In particolare, uno studio xenografico su tumore ha dimostrato che la vitamina C ha un’attività anti-cancro in vivo avendo come mira HIF-1α [18], e altri studi hanno inoltre mostrato che la vitamina C possiede effetti inibitori di HIF-1α in varie cellule tumorali [19]. L’insufficienza di vitamina D è stata suggerita essere un fattore di rischio per il cancro alla prostata [20] Ahonen (et al) [21] ha riportato che il rischio di cancro alla prostata, analizzato per quartili dei 25 livelli d (OH), era inversamente relazionata ai 25 livelli D (OH). In aggiunta, un basso livello di vitamina D era associato ad una maggiore probabilità di avere diagnosticato il cancro alla prostata ad un’età minore ed a un maggiore stato di avanzamento [21]. Recentemente, Tretli et al [22] ha suggerito il livello sieroso della vitamina D aveva un significato pronostico per i pazienti con il cancro prostatico.

Il citrato, uno dei componenti del ciclo di Krebs, è stato riportato come elevatore della solubilità di metalli pesanti legando agli ioni di questi, e legando con lo zinco potrebbe aumentarne la biodisponibilità [23]. In aggiunta, simile allo zinco, il citrato è accumulato in cellule prostatiche normali a concentrazione elevate, e queste sono state trovate essere rilevantemente minori in cellule prostatiche tumorali [24]. L’epitelio secretorio della prostata ha la capacità di accumulare e secernere livelli straordinariamente elevati di citrato. Ma il livello di citrato è significativamente minore in situazioni cancro alla prostata. Quindi, il citrato mostra caratteristiche simili allo zinco in prostate normali e tumorali. Conseguentemente a queste caratteristiche che aiuterebbero nella prevenzione e nel trattamento del cancro alla prostata, l’interesse per il citrato sta crescendo. Un metodo [25] (Lebioda L and Jakob CG. USA patent n. 5,763,490, 1998) è stato comunicato per il trattamento del cancro

alla prostata con la somministrazione di ioni tartarici da un derivato del tartrato. Una importante caratteristica dell’invenzione è l’uso di ioni tartarici L come inibitori di acidi fosfati prostatici (PAP). L’inibitore legherà prontamente con la regione di PAP e così prevenire la stessa azione di altri ioni o componenti.

Sebbene gli effetti dei trattamenti sull’acquisto di PW siano evidenti, dovrebbero teoricamente essere relativi ai cambiamenti di BW, il rapporto PW/BW è pertanto stato usato come il principale metro di giudizio sugli effetti del trattamento su questo modello. Poiché in questo studio i trattamenti non hanno influito significativamente su BW, gli effetti sul rapporto PW/BW possono essere attribuiti ad effetti sul acquisto di PW. In che modo siano promettenti o clinicamente rilevanti gli effetti del CIZ riportati qui rimane da scoprire. Questi risultati necessitano di essere riprodotti, e dovranno essere testati più alti dosaggi e più lunghi trattamenti, e inoltre in modelli differenti per determinare se sia giusto accreditare tali effetti in uomini con BPH.

Riconoscimenti

Sinceri ringraziamenti vanno al Dr. Ferorelli per la discussione critica ed il rilascio del permesso per adempire agli studi in vivo. Sono dovuti i ringraziamenti al Dr. Rudolf Pielokovich(Dipartimento di Farmaco-Biologia, College of Pharmacy, Vienna, Austria,) per il suo aiuto durante gli studi in vivo.

Conflitti di interesse

Gli autori non hanno potenziali conflitti di interessi

Referenze

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11.N.J. Mabjeesh, M.T. Willard, C.E. Frederickson, H. Zhong, J.W. Simons Clin Cancer Res, 9 (2003), pp. 2416–2425

12. S.H. Rudolfsson, A. Bergh J Endocrinol, 196 (2008), pp. 11–19

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14.P. Lagiou, J. Wuu, A. Trichopoulou, C.C. Hsieh, H.O. Adami, D. TrichopoulosUrology, 54 (1999), pp. 284–290

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F. Wu, K. Tyml, J.X. Wilson FEBS Lett, 520 (2002), pp. 122–126

19.T. Cindrova-Davies, O. Spasic-Boskovic, E. Jauniaux, D.S. Charnock-Jones, G.J.

Burton Am J Pathol, 170 (2007), pp. 1511–1520

20. A.G. Bowie, L.A. O’Neill J Immunol, 165 (2000), pp. 7180–7188

21.P. Gao, H. Zhang, R. Dinavahi, F. Li, Y. Xiang, V. Ramanet al. Cancer Cell, 12 (2007), pp. 230–238

22.K.J. Nytko, P. Spielmann, G. Camenisch, R.H. Wenger, D.P. StiehlAntioxid Redox Signal, 9 (2007), pp. 1329–1338

23.M.C. Vissers, S.P. Gunningham, M.J. Morrison, G.U. Dachs, M.J. Currie Free RadicBiol Med, 42 (2007), pp. 765–772

24.J.A. Rodríguez, B. Nespereira, M. Pérez-Ilzarbe, E. Eguinoa, J.A. PáramoCardiovasc Res, 65 (2005), pp. 665–673

25.Lebioda L and Jakob CG. Treating prostate cancer with tartrate ions USA patent n. 5,763,490, 1998

Riduzione iperplasia prostatica2023-05-17T10:41:43+02:00

Antiossidanti e riduzione del colesterolo

2023-05-17T10:22:13+02:00

Antiossidanti e riduzione del colesterolo

L’azione del Citozym è risultata essere fortemente antiossidante con una notevole riduzione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS), con un alto incremento degli enzimi antiossidanti endogeni in riferimento agli enzimi catalasi (CAT), superossidodismutasi (SOD), e Glutatione (GSH).

A fronte di questi risultati si può ipotizzare che gli effetti sull’ossidazione del colesterolo, in particolare delle LDL a livello endoteliale, possa essere ostacolato dall’attività del prodotto in concentrazioni ottimali, poiché la formazione della placca ateromasica è dovuta in buona parte all’ossidazione delle LDL nell’intima delle arterie.

Uno studio appropriato, in vivo, potrà permettere di valutare l’entità dell’effetto protettivo dal colesterolo a livello dell’intima delle arterie e di conoscere i risultati della prevenzione prodotta dalla somministrazione del Citozym.

In Italia, secondo i dati raccolti tra il 1998 e il 2002 dal Progetto Cuore, che misura i fattori di rischio cardiovascolare in campioni di popolazione adulta (uomini e donne di età compresa fra 35 e 74 anni), il 21% degli uomini e il 23% delle donne è ipercolesterolemico (ha cioè il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento specifico), mentre il 37% degli uomini e il 34% delle donne è in una condizione definita borderline (colesterolemia totale compresa fra 200 e 239 mg/dl).

Nella popolazione anziana (uomini e donne di età compresa fra 65 e 74 anni), il 24% degli uomini e il 39% delle donne sono ipercolesterolemici; il 36% degli uomini e il 38% delle donne è borderline.

Oltre agli anziani, le donne in menopausa (età media 62 anni) costituiscono una classe particolarmente a rischio di ipercolesterolemia: in Italia, il 36% delle donne in menopausa ha il valore della colesterolemia totale uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure è sotto trattamento farmacologico specifico, mentre il 38% è in una condizione borderline.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, nel nostro Paese, considerando tutti gli uomini ipercolesterolemici, solo il 13% è trattato in modo adeguato (cioè a dire che sotto trattamento, la colesterolemia totale è inferiore a 240 mg/dl), mentre il 5% in modo non adeguato ( sotto trattamento, il valore della colesterolemia totale rimane superiore a 240 mg/dl). Il restante 81% dichiara di non essere sottoposto ad alcun trattamento farmacologico.

Tra le donne ipercolesterolemiche, il 9% è trattato in modo adeguato, il 6% in modo non adeguato e l’85% dichiara di non essere sottoposto ad alcun trattamento farmacologico.
Infine in Italia, il 25% degli uomini e il 35% delle donne dichiara di avere almeno un familiare che soffre di ipercolesterolemia.

Sulla base dei dati 2009 del sistema di sorveglianza “Passi” che rileva, tramite intervista telefonica, informazioni da campioni di popolazione tra 18 e 69 anni, al 79% della popolazione la colesterolemia è stata misurata almeno una volta nella vita e la percentuale di coloro a cui è stata fatta una diagnosi di ipercolesterolemia è pari al 24%.

Le differenze interregionali sono statisticamente significative, sia per la misurazione della colesterolemia almeno una volta nella vita (si va dal 67% della Basilicata all’89% del Molise), sia per la diagnosi riferita di ipercolesterolemia (si va dal 16% della Campania al 29% delle Asl della Calabria).

Il 29% degli ipercolesterolemici dichiara di essere in trattamento farmacologico.
In conclusione la presenza sul mercato di un prodotto atto a prevenire e ad abbassare i valori della colesterolemia, senza effetti citotossici, incontrerebbe un ampia richiesta da parte del pubblico.

Antiossidanti e riduzione del colesterolo2023-05-17T10:22:13+02:00

Importante traguardo Citozeatec nella lotta al carcinoma polmonare

2023-05-17T10:35:56+02:00

Importante traguardo Citozeatec nella lotta al carcinoma polmonare

La rivista Amino Acids (Springer), indicizzata su PubMed (NCBI, National Center for Biotechnology Information), infatti, ha pubblicato un importante studio relativo al carcinoma polmonare:

“Oral nutritional supplement prevents weight loss and reduces side effects in patients in advanced lung cancer chemotherapy”
“L’integrazione alimentare orale previene la perdita di peso e riduce gli effetti collaterali della chemioterapia avanzata nei pazienti con carcinoma polmonare”

La continua attività di ricerca di Citozeatec e di Pasquale Ferorelli, nel corso della sua ultratrentennale esperienza in ambito enzimologico, ha portato a importanti conquiste nel trattamento complementare di moltissime patologie, incluse quelle oncologiche, infettive, cardiovascolari e neurodegenerative.

Citozeatec utilizza le più avanzate biotecnologie industriali a conversione enzimatica sequenziale per produrre i propri componenti enzimatici, così definiti perché biosintetizzati da enzimi specifici fornire alle cellule molecole fondamentali per il loro funzionamento ed esercitare azione di rigenerazione di eventuali componenti sisattivati.
Grazie alla messa a punto di questi preparati, con efficacia confermata da innumerevoli studi e ricerche scientifiche, la Terapia Complementare Enzimatica (TCE) Citozeatec ha ottenuto e continua ad ottenere enorme consenso tra i medici specialisti italiani e stranieri.

La lotta ai tumori è un campo di ricerca molto vasto che ancora, purtroppo, non ha raggiunto il suo obiettivo finale. Le terapie attualmente utilizzate riescono solo in parte a contenere la crescita tumorale, hanno elevati tasse di recidive e un basso indice di selettività (causa di rilevanti effetti collaterali).
Relativamente a queste problematiche, oggi, Citozeatec è lieta di aggiunge un altro prestigioso tassello alla lotta ai tumori.

La rivista Amino Acids (Springer), indicizzata su PubMed (NCBI, National Center for Biotechnology Information), infatti, ha pubblicato un importante studio relativo al carcinoma polmonare:

“Oral nutritional supplement prevents weight loss and reduces side effects in patients in advanced lung cancer chemotherapy”
“L’integrazione alimentare orale previene la perdita di peso e riduce gli effetti collaterali della chemioterapia avanzata nei pazienti con carcinoma polmonare”

La ricerca ha mostrato un significativo miglioramento della qualità della vita e un cambiamento positivo di alcuni parametri clinici connessi al carcinoma polmonare. In particolare, i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), in chemioterapia con Pemetrexed (antifolato), sono stati trattati con Texidrofolico (Citozeatec) e hanno avuto notevoli benefici in termini di: riduzione della tossicità della chemioterapia, riduzione della perdita di peso, riduzione dei sintomi della malattia (anoressia, debolezza, tosse, dispnea, emottisi, dolore).

L’enzimopatia, come sostiene da sempre Pasquale Ferorelli, accomuna tutte le patologie (compreso il cancro) e rende le cellule incapaci a rispondere agli attacchi esterni (patogeni come virus e batteri, inquinanti chimici, radiazioni, etc).
La conferma di quanto sostiene Pasquale Ferorelli proviene da molti studi universitari, compreso quest’ultimo, e dimostra la qualità dei prodotti Citozeatec nel contrastare l’enzimopatia, ristabilendo la funzionalità metabolica cellulare, inducendo risposte su più fronti e migliorando lo stato di salute dei pazienti.

LINK DELLA RICERCA: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32034492

Riassunto (INGLESE) della pubblicazione:
Weight loss in patients with cancer is caused by cancer cachexia and chemotherapy-induced nausea and vomiting. Recent developments in antiemetic drugs have substantially improved nausea and vomiting, but this intervention did not reduce weight loss and other more severe side effects of chemotherapy, like anorexia, weakness, cough, dyspnea, hemoptysis, and pain. This study aimed to investigate the effects of nutrition intervention with a food supplement, during chemotherapy in patients with advanced nonsquamous non-small cell lung cancer (NSCLC). Patients received individualized nutrition counseling by a registered dietitian and were provided with oral supplements of Texidrofolico® for 90 days. Bodyweight and the mentioned other side effects were evaluated at baseline and after 90 days of intervention. To assess the effects of this dietary supplement, a total of 30 patients were retrospectively enrolled as controls, and the bodyweight and change in side effects of chemotherapy were compared with those observed in 30 Texidrofolico®-treated patients. After 90-day intervention, by oral supplement of Texidrofolico®, the patients, during the course of cytotoxic chemotherapy, showed an improved quality of life and not significant weight and BMI loss respect the control group. Furthermore, the number of patients, treated with Texidrofolico® who maintained or increased their body weight, after 90 days of treatment was significantly higher than in the control group. The effects of treatment with the food supplement have also been studied from a metabolic point of view. It was possible to find that one of the known markers of tumor growth, plasma polyamines, was reduced after the treatment. A possible relationship between these biogenic amines and the folate cycle is discussed. In conclusion, early intensive nutrition intervention with oral supplements of Texidrofolico® during chemotherapy of NSCLC patients prevents weight loss and it is beneficial for their quality of life.

Riassunto (ITALIANO) della pubblicazione:
La perdita di peso nei pazienti oncologici è causata dalla cachessia tumorale e dalla nausea e dal vomito indotti dalla chemioterapia. I recenti sviluppi nei farmaci antiemetici hanno sostanzialmente migliorato la nausea e il vomito, ma questo intervento non ha ridotto la perdita di peso e altri effetti collaterali più gravi della chemioterapia, come anoressia, debolezza, tosse, dispnea, emottisi e dolore. Questo studio mirava a studiare gli effetti dell’intervento nutrizionale con un integratore alimentare, durante la chemioterapia, in pazienti con carcinoma polmonare avanzato non squamoso non a piccole cellule (NSCLC). I pazienti hanno ricevuto una consulenza nutrizionale personalizzata da un dietista registrato e hanno ricevuto un’integrazione orale di Texidrofolico® per 90 giorni. Il peso corporeo e gli altri effetti collaterali citati sono stati valutati all’inizio e dopo 90 giorni di intervento. Per valutare gli effetti di questo integratore alimentare, 30 pazienti sono stati arruolati retroattivamente come controllo e il peso corporeo e la variazione degli effetti collaterali della chemioterapia sono stati confrontati con quelli osservati in 30 pazienti trattati con Texidrofolico®. Dopo un intervento di 90 giorni con l’integrazione orale di Texidrofolico®, i pazienti, nel corso della chemioterapia citotossica, hanno mostrato un miglioramento della qualità della vita e una non significativa perdita di peso e del BMI, rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, i pazienti trattati con Texidrofolico® che hanno mantenuto o aumentato il loro peso corporeo, dopo 90 giorni di trattamento, era significativamente più elevato rispetto al gruppo di controllo. Gli effetti del trattamento con l’integratore alimentare sono stati studiati anche dal punto di vista metabolico. È stato possibile scoprire che uno dei marker noti di crescita tumorale, le poliammine plasmatiche, è stato ridotto dopo il trattamento. Viene discussa una possibile relazione tra queste ammine biogeniche e il ciclo dei folati. In conclusione, un intervento precoce di nutrizione intensiva con l’integratore orale Texidrofolico®, durante la chemioterapia dei pazienti con NSCLC, previene la perdita di peso ed è benefico per la loro qualità di vita.

Importante traguardo Citozeatec nella lotta al carcinoma polmonare2023-05-17T10:35:56+02:00

Le molecole della vita (EN)

2023-05-17T10:36:36+02:00

Le molecole della vita (EN)

Effect of a Novel Dietary Supplement Texidrofolico on Cancer Cells Metabolism

Antonelli Francesco, Ferorelli Pasquale, De Martino Angelo,
Borromeo Ilaria, Shevchenko Anna, Beninati Simone,* Department of Biology, University of Tor Vergata, Rome, Italy
Department of Pharmacology, Kabardine University, Russia

Abstract
One area of research currently garnering significant attention is the in-depth study of cancer cell metabolism. The purpose of this research is not exclusively to discover new anticancer therapies, but rather to improve the quality of life of the patient. Many cancer patients suffer from a muscle wasting syndrome called cachexia.

Cancer related cachexia impairs quality of life and response to therapy, which increases morbidity and mortality among cancer patients. The data presented in this report were collected to address disorders caused by therapies aimed at reducing tumor growth. Carbohydrate metabolism is the major pathway in the cell providing energy and building blocks for macromolecule biosynthesis. Glucose metabolism in cancerous cells is remarkably different from that in their normal counterparts. The purpose of this research was to investigate the effects on energy metabolism in normal and neoplastic cells of the various components of the dietary supplement Texidrofolico (TXF), which act on their cellular enzymatic complexes. Treatment of HepG2 tumor cells with TXF reduces glucose consumption, and slows reduction of pyruvate to lactate, following indirect inhibition of lactate dehydrogenase (LDH) by blocking regeneration of NAD+ from NADH. These activities inhibit glycolysis, with consequent reduction in energy yield, evidenced by an increased ADP/ATP ratio. By contrast, in normal MEF cells treated with TXF, the ADP/ATP ratio was observed to be lower than in untreated control cells, showing increased energy relative to untreated normal cells. The observed effects seem to be due to the presence of two active components in TXF: folic acid, and pyruvate. Calciferol, which exerts less influence on glucose consumption, instead shows some inhibition of LDH reductase activity.
Keywords Dietary supplements, HepG2 cell, MEF cell, Folic acid, Pyruvate, Calciferol

Le molecole della vita (EN)2023-05-17T10:36:36+02:00
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