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Cristallografia a raggi X

2023-05-17T09:17:49+02:00

Gli enzimi sono i nostri creatori e sostenitori del nostro corpo

Gli enzimi cristallografati ci forniscono lo stato vitale dei nostri tessuti.

Cristallografia: è la scienza che studia i cristalli.
La parola cristallo deriva dal greco che significa ghiaccio, gli antichi pensavano che il cristallo di rocca (varietà incolore del quarzo) fosse ghiaccio indurito.
Ma cos’è il cristallo? Prima di parlare di cristallo occorre capire cosa significa materia ordinata e materia disordinata.
In un liquido come l’acqua le molecole sono disordinate, se le raffreddiamo le molecole si muovono sempre meno fino a creare una materia ordinata: il ghiaccio.

Cristallografia a raggi X
La struttura tridimensionale delle macromolecole biologiche ci consente di comprendere i meccanismi alla base dei processi biologici in cui sono coinvolte e di descrivere le interazioni atomiche che li guidano, ovvero di capire come una particolare macromolecola possa svolgere la propria funzione. La cristallografia a raggi X è una metodologia che permette di determinare la distribuzione nello spazio degli atomi di una molecola presente in un cristallo, analizzando come i raggi X vengono sono diffratti da quest’ultimo ed è molto utile per determinare la struttura tridimensionale a risoluzione atomica di macromolecole biologiche.

Enciclopedia Treccani del Novecento Haschmeyer
Prima di lasciare questi argomenti di carattere strutturale, va ricordata la tecnica della microscopia elettronica (v. Haschmeyer, 1970). Essa non ha ancora acquistato quel grado di risoluzione che le permetterebbe di competere con la cristallografia a raggi X nel determinare nei particolari la geometria delle più piccole molecole enzimatiche.

Cristallografia a raggi X2023-05-17T09:17:49+02:00

Come Bari divenne famosa nel mondo per la biochimica

2023-03-15T14:18:33+01:00

Come Bari divenne famosa nel mondo per la biochimica

Forse nessuna branca della scienza ha avuto nella seconda metà del XX secolo uno sviluppo pari a quello della chimica biologica e della biologia molecolare. Numerose scoperte hanno completamente ridisegnato le nostre conoscenze degli eventi molecolari alla base della vita.

In quel periodo grande sviluppo ha avuto anche la bioenergetica, ovvero lo studio dei complessi meccanismi mediante i quali gli organismi sono in grado di produrre l’energia necessaria per lo svolgimento dei processi vitali. Grazie ad Ernesto Quagliariello e alla sua scuola, alcune delle pagine più importanti della bioenergetica sono state scritte a Bari.

Articolo estratto da:

NUOVA PUGLIA D’ORO Progetto di valorizzazione della memoria storica pugliese

Come Bari divenne famosa nel mondo per la biochimica2023-03-15T14:18:33+01:00

Citozym e la rigenerazione degli assoni del nervo sciatico

2023-05-17T10:20:56+02:00

Citozym e la rigenerazione degli assoni del nervo sciatico

PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE DEL CITOZYM SULLA RIGENERAZIONE DEGLI ASSONI DEL NERVO SCIATICO

Il nervo sciatico.
Il nervo ischiatico anche detto sciatico è un nervo che origina dal plesso sacrale ed è formato da fibre provenienti da tutti i nervi del plesso L4, L5, S1, S2, S3. È il nervo più voluminoso del plesso ed è considerato il suo ramo terminale. È formato da due contingenti di fibre che decorrono separate all’interno di esso e alla fine si dividono nei due rami terminali. L’innervazione motoria è quella dei muscoli della porzione posteriore della coscia e parte del grande adduttore e tutti i muscoli della gamba e del piede. La componente sensitiva innerva la cute posteriore e antero-laterale della gamba.
Le radici del nervo si uniscono in un tronco a ridosso del sacro, infatti il nervo esce dalla cavità pelvica passando attraverso il grande forame ischiatico, al di sotto del muscolo piriforme e lateralmente rispetto al nervo cutaneo posteriore del femore. Si viene così a trovare in posizione intermedia fra il grande trocantere del femore e la tuberosità ischiatica e decorre verso il basso profondamente, in rapporto successivamente con i muscoli. Superata la natica il nervo raggiunge la coscia, dove decorre in prossimità della linea aspra del femore. A questo livello emette rami per i muscoli posteriori della coscia e per parte del grande adduttore. In prossimità dell’angolo superiore della cavità poplitea si divide nei suoi rami terminali: il nervo tibiale e il nervo peroniero comune.

Le radici del nervo si uniscono in un tronco a ridosso del sacro, infatti il nervo esce dalla cavità pelvica passando attraverso il grande forame ischiatico, al di sotto del muscolo piriforme e lateralmente rispetto al nervo cutaneo posteriore del femore. Si viene così a trovare in posizione intermedia fra il grande trocantere del femore e la tuberosità ischiatica e decorre verso il basso profondamente, in rapporto successivamente con i muscoli. Superata la natica il nervo raggiunge la coscia, dove decorre in prossimità della linea aspra del femore. A questo livello emette rami per i muscoli posteriori della coscia e per parte del grande adduttore. In prossimità dell’angolo superiore della cavità poplitea si divide nei suoi rami terminali: il nervo tibiale e il nervo peroniero comune.[…]

Citozym e la rigenerazione degli assoni del nervo sciatico2023-05-17T10:20:56+02:00

Tumore alla mammella

2023-05-17T12:30:23+02:00

Tumore alla mammella2023-05-17T12:30:23+02:00

Ricerca mammella – ginecologia e ostetricia

2023-05-17T10:25:35+02:00

Ricerca mammella – ginecologia e ostetricia

PUBBLICAZIONE: ATTIVITA’ ANTIPROLIFERATIVA SU CELLULE DI TUMORE DEL SENO

Citozeatec ha richiesto all’Università di Tor Vergata una ricerca ad ampio spettro sulle potenzialità dei prodotti, in particolare del Citozym.
Le sperimentazioni preliminari hanno già evidenzato interessanti risultati. Questa sezione del sito ospita tutto ciò che la ricerca andrà evidenziando riguardo agli integratori biodinamici.

Ricordiamo che le posologie NON vanno intese come terapie sostitutive ma come integrazione a terapie già in uso.

Ricerca mammella – ginecologia e ostetricia2023-05-17T10:25:35+02:00

Placche carotidee

2023-05-17T10:27:48+02:00

Placche carotidee

Ricerche Scientifiche:

La carotide decorre nel collo e si divide in carotide esterna, che vascolarizza la faccia, ed in carotide interna che porta sangue al cervello. La biforcazione è la sede più frequente di patologia, in particolare si accumulano materiali patologici come grasso (lipidi, colesterolo), calcio, cellule morte, che portano alla formazione delle placche con il conseguente progressivo restringimento dell’arteria (stenosi). Una stenosi a livello delle carotidi causa un apporto deficitario di sangue al cervello. Il rischio più importante della presenza delle placche carotidee è l’erosione della superficie della placca con frammentazione di particelle che vanno ad occludere arterie terminali del cervello; causando ischemie cerebrali e l’ictus. L’ictus può essere massivo e quindi letale; oppure marginale. Tutto dipende dall’entità delle aree cerebrali colpite. L’ictus reversibile è chiamato TIA, regredisce entro qualche ora. Questi eventi sono solitamente un campanello di allarme; se non correttamente interpretati e trattati possono portare ad un ictus permanente. I sintomi che si verificano più frequentemente sono: paralisi di un braccio o di una gamba, perdita improvvisa della vista, incapacità di parlare adeguatamente per qualche minuto. I fattori di rischio più comuni sono: il fumo, il diabete, l’ipertensione, l’obesità, l’ipercolesterolemia e l’età. Il trattamento può essere chirurgico (endoarterectomia) o medico (terapia antiaggregante). Studi multicentrici randomizzati hanno evidenziato che nei pazienti asintomatici il trattamento chirurgico è indicato quando la stenosi raggiunge il 70%, nei pazienti sintomatici il 50%.

Prima dell’intervento viene effettuato un mappaggio ecocolor doppler della biforcazione carotidea che permette di ridurre notevolmente l’estensione dell’incisione; ottenendo di conseguenza una accelerazione dei tempi di guarigione. Il trattamento chirurgico viene effettuato in anestesia generale e consiste nella rimozione completa della placca della carotide. E’ stato dimostrato che una percentuale che va dal 20-50% dei TIA è dovuto alla patologia carotidea. Mediante quindi l’esecuzione di un ecocolor doppler delle carotidi, esame veloce e non invasivo, è possibile diagnosticare perfettamente la presenza di una placca carotidea, la sua morfologia e la percentuale di stenosi. Se una persona fa parte quindi di una categoria a rischio, eseguire un ecocolor doppler ogni 12 mesi le può salvare la vita. Il principio attivo utilizzato da più lungo tempo nella terapia antipiastrinica per il trattamento dell’aterosclerosi è stato l’acido acetilsalicilico. L’acido acetilsalicilico esercita i suoi effetti antipiastrinici acetilando la ciclossigenasi piastrinica, inibendo cioè irreversibilmente la formazione di trombossano nelle piastrine. Recentemente l’acido folico, le vitamina del gruppo B, la vitamina C e la D, sono state identificate come supplementi adatti per ridurre gli effetti negativi dell’omocisteina, la quale facilita la formazione di trombi nelle arterie e nelle vene. Sulla base di questi risultati e delle ricerche in vitro ed in vivo già effettuate in precedenza nei nostri laboratori con risultati ottimali sulla riduzione significativa del colesterolo e dei trigliceridi su animali trattati con Citozym, si propone alla Spett. Citozeatec un progetto che sarà quello di valutare l’azione della mix Citozym e Propulzym sulla possibile riduzione delle placche carotidee.

Pubblicazioni Scientifiche su Riviste Internazionali:

Placche carotidee2023-05-17T10:27:48+02:00

Melanoma – dermatologia

2023-05-17T10:54:28+02:00

Melanoma – dermatologia

PUBBLICAZIONE CITOZEATEC: MELANOMA

Citozeatec ha richiesto all’Università di Tor Vergata una ricerca ad ampio spettro sulle potenzialità dei prodotti, in particolare del Citozym.
Le sperimentazioni preliminari hanno già evidenzato interessanti risultati. Questa sezione del sito ospita tutto ciò che la ricerca andrà evidenziando riguardo agli integratori biodinamici.

Ricordiamo che le posologie NON vanno intese come terapie sostitutive ma come integrazione a terapie già in uso.

Melanoma – dermatologia2023-05-17T10:54:28+02:00

HCV – Epatite C

2023-05-17T10:55:14+02:00

HCV – Epatite C

Ricerche Scientifiche:

L’epatite C è una malattia infettiva causata dall’ Hepatitis C virus (HCV), che colpisce in primo luogo il fegato.
L’infezione è spesso asintomatica, ma la sua cronicizzazione può condurre alla cicatrizzazione del fegato ed infine, alla cirrosi epatica che risulta generalmente evidente dopo molti anni. In alcuni casi, la cirrosi epatica può condurre ad altre patologie. L’HCV è trasmesso principalmente per contatto diretto con il sangue infetto, spesso dovuto all’uso di droghe per via endovenosa, a presidi medici non sterilizzati e trasfusione di sangue. Si stima che circa 130-170 milioni di persone al mondo siano infettate dal virus dell’epatite C. Il virus persiste nel fegato di circa l’85% delle persone infette. Questa infezione persistente può essere trattata con farmaci quali l’interferone α e la ribavirina che rappresentano la terapia di riferimento. Complessivamente il 50-80% dei pazienti trattati guarisce, mentre coloro che sviluppano cirrosi o cancro possono necessitare di un trapianto di fegato. Al 2014 nessun vaccino efficace contro l’epatite C è ancora disponibile.

Gruppi di Trattamento

Gruppo A (12 pazienti): placebo, somministrazione di una soluzione di saccarosio (10g/100 ml in acqua) secondo protocollo sperimentale 1).
Gruppo B (12 pazienti): trattamento per via orale secondo protocollo (Citexivir 25%)
Gruppo C (12 pazienti): trattamento per via orale secondo protocollo (Citexivir 50%)

Risultati
Tutti e 18 pazienti hanno completato lo studio senza alcuna violazione del protocollo sperimentale. Tutti i pazienti trattati erano infettati da HCV genotipo 1. Tutti e 36 pazienti risultavano sotto terapia farmacologica. 10 pazienti utilizzavano la terapia con interferone α e ribavirina, 20 pazienti erano trattati con boceprevir (Victrelis) e 6 pazienti con interferone α, ribavirina e telaprevir (Incivo). I dati presenti in tabella 1 mostrano Riduzione percentuale dei valori enzimatici e della viremia in pazienti affetti da epatite da HCV. I valori rappresentano la media percentuale di riduzione rispetto al controllo (gruppo A).

Conclusioni dello Studio
Dai dati sperimentali ottenuti si evince che il trattamento per via orale con Citexivir, di pazienti affetti da infezione di HCV genotipo 1, influenza marcatamente i valori di tre attività enzimatiche marker di sofferenza epatica. Inoltre viene dimostrata la bassa attendibilità della ricerca dell’anti-C100-3, come riportato da diversi autori. La presente ricerca non ha la pretesa di suggerire il trattamento riportato come terapia per la cura dell’infezione da HCV, ma i dati ottenuti potrebbero tendere verso la possibilità di somministrazione di un integratore alimentare come il Citexivir a supporto della terapia farmacologica ufficiale.

Pubblicazioni Scientifiche su Riviste Internazionali:

HCV – Epatite C2023-05-17T10:55:14+02:00

Effetti protettivi di Citozym sull’ictus

2023-05-17T10:19:52+02:00

Effetti protettivi di Citozym sull’ictus

Scopo della ricerca.
L’ictus ischemico è una patologia cerebrovascolare distruttiva che in molti casi porta a morte.
Al momento non sono utilizzabili agenti protettivi efficaci. Esperimenti preliminari effettuati su neuroni isolati hanno mostrato che il Citozym, una miscela di antiossidanti commercializzata come integratore alimentare presenta un’azione neuro protettiva durante l’induzione del danno neuronale in ipossia (dati preliminari non pubblicati). Il fine della presente ricerca è stato quello di valutare l’effetto di tale integratore in su animali C57BL/6N per mezzo di un modello di ictus.

Metodo
I topi maschi C57BL/6N sono stati trattati con PBS i.v. come controllo e con Citozym i.v. a due concentrazioni (1:2 e 1:4 v.v.) 300 μl giornalmente per 14 giorni. Ai topi sia di controllo che trattati veniva occlusa per 2 ore l’arteria cerebrale mediana per mezzo di una metodica denominate MCAO (1). Gli stessi topi subivano dopo la rimozione dell’occlusione una riperfusione per 22 ore.
I topi venivano sacrificati e immediatamente dopo si valutava il danno neurologico. Il cervello veniva prelevato al fine di valutare le dimensioni della zona infartuata e sezionato in fettine. Al fine di valutare il danno alla barriera emato-encefalica dovuto al MCAO, si adottava il colorante Evans blue (EB)(2).

Risultati
Il pretrattamento con Citozym alla concentrazione 1:2 ha ridotto significativamente il deficit neurologico conseguente al MCAO con una evidente riduzione della zona infartuata e del rigonfiamento degli emisferi. La estravasione di EB risultava ridotta nei topi trattati rispetto ai controlli dimostrando un ridotto danno alla EB.

Effetti protettivi di Citozym sull’ictus2023-05-17T10:19:52+02:00

Ricerca tumore al seno

2023-05-17T10:24:39+02:00

Ricerca tumore al seno

Attività anti proliferativa di un integratore alimentare sulle linee cellulari di adenocarcinoma al seno umano positivo e negativo

Università del Molise
Campobasso, Italia Dipartimento di Biologia
Università di Tor Vergata, Roma, Italia IURS
Santa Rita, Roma, Italia
Università dell’Amicizia Russa, Mosca

Il Citozym, integratore alimentare, è stato testato per attività anti proliferante contro il recettore estrogeno (ER) -positivo MCF-7 e (ER)-negativo BT-20 su cellule cancerogene al seno, eseguendo due esperimenti indipendenti utilizzando il saggio SRB.
Una concentrazione di 100mg/ml, ha mostrato una straordinaria attività anti proliferante sulle cellule in questione dando spazio ad ulteriori indagini sulla ricerca e la relativa terapia del cancro al seno.
Negli ultimi anni, c’è stato un crescente interesse per la capacità dei composti naturali di servire come agenti chemio-preventivi nel trattamento del cancro al seno.

Nella maggior parte dei casi la progressione del cancro al seno avviene molto lentamente; si estende per un periodo di molti anni, con fasi molto distinte di iniziazione, promozione e progressione.
Nel 2010, quasi 1,5 milioni di persone è stata affetta da cancro al seno in tutto il mondo.
Nel 2011, si stima che 230.480 nuovi casi di cancro al seno siano stati diagnosticati tra le donne negli Stati Uniti secondo l’American Cancer Society.
Come risultato della sua lunga latenza, anche un piccolo ritardo nella carcinogenesi può ritardare l’insorgenza della malattia e migliorare la qualità della vita.

È stato riferito che meno del 10% dei casi di cancro al seno sono ereditati, il che suggerisce che una combinazione di genetica, ambiente e scelte di stile di vita può contribuire ad avviare lo sviluppo della malattia. Diversi studi migratori hanno dimostrato un legame tra agenti alimentari naturali e una minore incidenza complessiva di cancro.
In generale, l’incidenza del cancro è significativamente più bassa nei paesi in cui le persone effettuano diete a basso contenuto di grassi e vegetali.

Questo ha portato gli sperimentatori a suggerire che il ruolo della dieta è un fattore importante nel contribuire all’incidenza del cancro in tutto il mondo.
La letalità del cancro al seno deriva da diversi fattori, tra cui l’elevato stress ossidativo delle cellule tumorali che porta alla de regolazione di più percorsi di malattia cellulare, compresi quelli responsabili della regolazione della proliferazione cellulare e iniziazione dell’apoptosi.

A causa della sua alta incidenza, lunga latenza e collegamento con la dieta e stile di vita, la prevenzione risulta esser il mezzo più efficace per prevenire la malattia.
Recentemente abbiamo analizzato il comportamento del Citozym quando regolarmente somministrato prima delle fasi di iniziazione del cancro del relativo melanoma
Lo studio ha confermato gli effetti anti proliferanti del Citozym contro le cellule tumorali del seno umano.
Si evince chiaramente che questo integratore alimentare, con proprietà antiossidanti, potrebbe svolgere un ruolo importante nella prevenzione del cancro al seno.

Ricerca tumore al seno2023-05-17T10:24:39+02:00
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